L’approvazione definitiva dell’AI Act da parte del Parlamento Europeo segna una svolta cruciale verso la creazione di un quadro normativo uniforme per lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nell’Unione Europea. Questo regolamento, che adotta un approccio sistemico e trasversale, pone particolare attenzione ai rischi e alle opportunità derivanti dall’utilizzo dell’AI in ambito lavorativo.
L’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro: opportunità e rischi
I sistemi di AI stanno trasformando il mondo del lavoro, dalla fase di reclutamento alla gestione dei rapporti con i dipendenti. Durante il recruiting, molte aziende utilizzano sistemi automatizzati per analizzare candidature, individuando i profili più adatti in base a criteri predefiniti. Tuttavia, la stessa automazione rischia di perpetuare pregiudizi storici (bias), come evidenziato da diverse inchieste. Modelli linguistici avanzati, ad esempio, possono produrre discriminazioni sistematiche a discapito di gruppi specifici.
Una volta instaurato il rapporto di lavoro, l’AI può influenzare decisioni cruciali, come assegnazioni di turni, valutazioni delle prestazioni, progressioni di carriera e persino licenziamenti. Questi sistemi, se non gestiti correttamente, possono violare diritti fondamentali quali la protezione dei dati personali e la privacy.
Cosa prevede l’AI Act per il mondo del lavoro?
Il regolamento introduce un approccio basato sul rischio (risk-based approach) per classificare e regolamentare i sistemi di AI. Alcune applicazioni sono vietate, come l’uso di AI per inferire emozioni sul luogo di lavoro, salvo specifiche eccezioni (esigenze mediche o di sicurezza). Inoltre, l’Allegato III identifica come ad alto rischio i sistemi di AI utilizzati per:
- Reclutamento e selezione del personale (ad esempio, analisi e filtraggio delle candidature);
- Decisioni sui rapporti di lavoro (promozioni, assegnazioni di compiti, monitoraggio delle prestazioni);
- Monitoraggio e valutazione del comportamento dei dipendenti.
Questi sistemi devono rispettare specifiche disposizioni di trasparenza e conformità, inclusa la necessità di informare i lavoratori e i loro rappresentanti prima della loro implementazione.
Responsabilità e tutela dei lavoratori
Un tema cruciale riguarda la responsabilità legale in caso di danni causati dall’intelligenza artificiale. L’AI Act non attribuisce responsabilità dirette alle macchine, ma si concentra sui soggetti che progettano, sviluppano o utilizzano questi sistemi. In ambito lavorativo, il datore di lavoro deve garantire che l’AI venga utilizzata in conformità alle norme di sicurezza, protezione dei dati e tutela della dignità dei lavoratori.
Inoltre, il regolamento consente agli Stati membri di introdurre norme più favorevoli ai lavoratori, prevedendo la possibilità di contratti collettivi e tutele specifiche che rafforzino i diritti individuali e collettivi.
Colmare il “responsibility gap”
Un aspetto ancora dibattuto riguarda il cosiddetto responsibility gap, ovvero le situazioni in cui un danno causato da un sistema di AI non è chiaramente imputabile a un soggetto umano. In questi casi, il diritto civile offre strumenti alternativi, come la responsabilità oggettiva (ad esempio, per attività pericolose), che potrebbero essere applicati per garantire un giusto risarcimento alle vittime.
Conclusioni
L’AI Act rappresenta un passo avanti significativo per garantire un utilizzo etico e responsabile dell’intelligenza artificiale, soprattutto in ambito lavorativo. Tuttavia, il regolamento lascia spazio agli Stati membri per adattare e rafforzare le tutele nazionali. Per le imprese, diventa essenziale non solo rispettare gli obblighi normativi, ma anche adottare un approccio proattivo che garantisca trasparenza, equità e rispetto dei diritti fondamentali.